E mentre ero lì ad aspettare che le lancette si incontrassero sul 12, ho pensato: siamo lo 0,00000000000001% di persone nate e non ancora morte, nella storia dell’umanità (un dato in costante crescita.). Abbiamo questo privilegio. Eppure siamo uguali a loro. Uguali a quel 99,99999999999999% di vite passate. Perché non cresciamo mai. Perché il trend rimane quello, l’evoluzione si è bloccata. Perché la gente è ancora convinta che allo scoccare della mezzanotte succeda chissà che cosa. Come se la fine di un anno stesse a muovere un meccanismo di trasformazione radicale delle nostre vite, che appena scatta quell’ora, tutto cambia, e noi si è improvvisamente diversi, migliori e più saggi. Ma dove.
Ogni capodanno è uguale a quello dell’anno scorso, che è uguale a quello dell’anno prima e così via. Si fanno i buoni auspici, le promesse da mantenere, i programmi da rispettare, le speranze a cui aggrapparsi. È tutto uguale. il 31 dicembre 2008 niente sarà diverso. Ci sara il count down di Rai1 che inizia alle 22,30 (1 ora e 30, 1 ora e 29 minuti e 59 secondi, 1 ora 29 minuti 58 secondi..), ci sarà sempre freddo, che per uscire a fumare una sigaretta le tue palle si ridimensionano a millesimi di micron, ci sarà l’amico che ti propone il brindisi, ci sarà quello che vomita in anticipo e quello che ti spacca la zuppiera in testa perché porta fortuna.
Allora dico che il prossimo anno voglio cambiare la tradizione. Rompere il trend. Non voglio alimentare labili speranze di una vita migliore. Me ne starò in casa, da solo, un cappellino buffo in testa, a fare il count down su twitter con catepol, mangiare scatolette di tonno, e magari un Montenegro ghiacciato.Che poi ho scoperto che aprire una scatoletta di tonno sotto i fumi dell’alcol può essere pericoloso. C’è chi si mozza la mano coi petardi, e chi è più originale.

(la cosa interessante è che appena mi son tagliato, perdendo quantità impressionanti di sangue, la prima cosa che ho pensato è: mi faccio una foto al dito che la metto su flickr. Se questo è un uomo)

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