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Tu chiamale se vuoi, vacanze


Dunque sono lì che mi immergo in quella brodaglia che somiglia più alla vischiosa bava tipica dei bulldog che a un mare, ed ecco che sento il bruciore. Meduse. Fottute meduse. Come potevo non vederle, nell’acqua così pulita e limpida della riviera romagnola? Cerco di comportarmi da uomo: comincio a urlare e piangere come un bambino, poi nuoto fino a riva sollevando schizzi e spaventando i bagnanti come se avessi visto uno squalo. La gente sul bagnasciuga capisce subito che si tratta di meduse, e qualcuno inizia già a massaggiarsi il membro dentro il costume, perchè sì, io non lo sapevo, pare non ci sia niente di meglio per annullare l’effetto urticante di una bella pisciata. Protesto: ragazzi c’è più concentrazione di urina nel mare adriatico che nelle vostre vesciche ma niente, loro vogliono, anzi devono pisciarmi addosso. E io non voglio. E se poi mi piace? dove li trovo alle 3 di notte una decina di uomini che mi pisciano sopra mentre una un branco di sconosciuti guardano la scena? Quante altre occasioni nella vita per trovarsi al centro di un simil-bukkake in riva al mare? non posso correre il rischio. E non ho intenzione di sperimentare certe pratiche prima dei trent’anni. Anche per questo decido di pisciarmi addosso da solo, sul gomito, che è più difficile di quanto si pensi, soprattutto se lo fai in mezzo a tutti.
E questo, se aggiungiamo le fasi eliminatorie per la scelta della miglior cartolina pornografica e gli sfortunati tentativi di hackeraggio per entrare nella connessione protetta dell’Hotel Thomas (ho una grande capacità di intuire le chiavi di rete altrui, purtroppo “hotelthomas”, “hotel-thomas”, “hthomas”, “thomas”, “thomasTurbato” non erano abbastanza argute) è in sostanza il riassunto delle mie vacanze.

04.08.08 | Acutezze | 7 Commenti

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