Ho capito, c’è una categoria di persone che a 25 anni è già realizzata, a 28 inizia a soffrire di gastrite, prima dei trent’anni ha il cappio del mutuo a togliere le speranze per ogni eventuale strada alternativa che la loro vita avrebbe potuto imboccare se non avessero avuto la fretta di fare le cose senza sapere il perchè, e senza chiedersi che fretta c’era di farle. A 35 cercano di ignorare l’ulcera e a 36 il dottore li obbliga a un lavoro meno stressante, che risucchia la loro anima e li immerge in un abisso di torpore emotivo. A questa categoria, posso capire, gli “sfigati” danno parecchio fastidio.
Martone, chiunque esso sia, fa parte di questo mondo frenetico che conosco di vista e dal quale mi tengo alla larga. E non è la prima volta che si cerca di etichettare chiunque non intraprenda il percorso diploma-laurea lampo-specializzazione-master come sfigato perditempo cazzone. John Lennon (e non ho detto Califano) diceva “Time you enjoy wasting, was not wasted”, e con tutto il rispetto, John Lennon gli caca in testa a Martone.
Io ho 27 anni e non mi sono ancora laureato alla triennale, ma qualcosa l’ho imparata lo stesso. Ad esempio nel far niente si impara sempre, nel cazzeggiare, nel guardare fuori dalla finestra e contare quante volkswagen passano per strada. Nell’annoiarsi c’è qualcosa di formativo, e il pendolo deve pure oscillare verso la noia, altrimenti non è un pendolo. Anche nel guardare serie tv vecchie e fuori sync si impara. Svegliarsi ubriachi nudi al parco della repubblica alle 18 di un mercoledì pomeriggio può essere formativo (e si conoscono tante persone). Ad esempio ho imparato a far sedere i cani, ho imparato che alla gente in generale non gliene frega niente di quello che fai oggi, che hai fatto ieri, di quello che leggi, delle tue opinioni politiche, dei tuoi fatti personali, alla gente gli piacciono le tette, e basta (la gente “donna” non so). Ho imparato a risolvere il cubo di rubik. E mica grazie all’università, l’ho imparato da solo. Praticamente: cos’ho studiato a fare?
Nonostante abbia un background culturale così nobile che devo andare su google a cercare come si scrive “background”, nonostante sia stato bocciato anche agli esami del sangue, non mi ritengo uno sfigato. Certo, un idiota, ma non uno sfigato. E soprattutto non mi permetto di giudicare una persona in base a quanto e quando ha studiato. Sfigati sono quelle persone che non sanno quando tacere; Sfigati sono quelli che non possono neanche lontanamente immaginare quanto possa essere difficile laurearsi quando in salotto hai l’xbox accesa.
25.01.12 | Politica | 5 Commenti

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