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Il terremoto e le 11 domande


Se state pensando di mandare aiuti sotto forma di generi alimentari, prodotti per l’igiene personale o altri beni di prima necessità, fermatevi! non servono più! Potete fare un gesto di solidarietà che sicuramente è più apprezzato dagli sfollati emiliani: il tatuaggio del terremoto.

Di seguito riporto le 11 domande che farei a una persona che ha deciso di marchiarsi a vita con un tatuaggio così:

tattoo

 

1. non potevi fare un bonifico alla protezione civile anzichè passare per i tatuatori che – voglio essere pregiudizioso – non mi danno l’impressione di essere portatori sani di rigore morale? Come fai ad essere certo che i soldi finiscano in buone mani?

2. la gente cerca di lasciarsi alle spalle una tragedia e tu gliela ricordi stampandola indelebilmente sulla pelle. Ha senso?

3.  se la prossima settimana, dio non voglia, viene un terremoto più grande e in un’altra zona, sarai mica così insensibile da ignorarlo? Come funziona in questo caso? un altro tatuaggio, magari più grosso? altrimenti sei incoerente.

4. Capisco che ogni occasione è buona per rendersi protagonisti, ma per finire su una pagina facebook che conta meno fans di Roberto Formigoni, ne vale la pena?

5. hai chiesto a uno sfollato se questa cosa (la tragedia che diventa una moda) gli fa piacere o hai fatto tutto di tua iniziativa?

6. non potevi comprarti una maglietta come tutti? dovevi proprio distinguerti con il tuo buon gusto?

7. ho visto che all’iniziativa ha aderito (suppongo di propria volontà) una bambina, è un tatuaggio finto o devo chiamare l’assistente sociale?

8. ti rendi conto che esteticamente. fa. cagare?

9. ti rendi conto che poi NON VIENE VIA?

10. hai provato a contare fino a dieci prima di fare le cose?

11. E’ vero che Pizzarotti ha telefonato a Casaleggio per chiedere approvazione per la nomina di Tavolazzi, come ha scoperto il Fatto Quotidiano? (No, ho sbagliato domanda)

E sono le prime che mi vengono in mente.

17.06.12 | Cose | 4 Commenti

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