Visibilmente concentrato nell’addentare la mia pizza ai wurstel (un classico del sabato sera) davanti alla tv, in solitudine (non è vero, la mia ragazza era con me. tuttavia mi ritengo isolato dal mondo esterno in presenza di qualsiasi oggetto minimamente tecnologico, dalla televisione al portatile, dalla sveglia digitale all’orologio della swatch) lo schermo acceso rigettava grumi di cultura da avanspettacolo, e per ogni morso che davo alla mia pizza vedevo avvicinarsi la minaccia di un’indigestione fulminante, dovuta a quello che stavo guardando. Nella classica atmosfera paracula di canale 5, “la gabbia di matti” – il varietà del bagaglino che ogni anno cambia nome (marketing) ma non la sostanza – stava a piccole dosi catturando la mia attenzione. Preso dalla tentazione di cambiare canale, resisto, e cerco in qualche modo di studiare i particolari di questa pietra miliare del palinsesto mediaset.
La trasmissione non fa ridere. Per niente. Cercano a suon di cerone e luoghi comuni di fare imitazioni credibili, ma non ci riescono. Pippo Franco è penoso. Martufello mette tristezza. Leo Gullotta riesce a far emergere i miei più profondi istinti suicidi. Considerando che la programmazione dovrebbe essere dettata in base alla qualità del programma e all’audience, il telespettatore sano di mente si chiede perché, da anni, si ostinino a trasmettere questo schifo. le risposte possibili:
a) i produttori non riescono a riconoscere la differenza tra un programma di qualità e un’anguria
b) il programma riscuote un buon successo di pubblico.
A questo punto spero vivamente nella A, perché è molto più facile per me sopportare l’idea di qualche manager incompetente piuttosto che di paese catodico completamente privo di cervello (come se fosse una novità). Tuttavia, esiste un’ipotesi C: il bagaglino vorrebbe di fatto contrapporsi alla comicità di Zelig, autoproclamandosi bandiera della satira reazionaria italiana. A sostegno di questa ipotesi, nelle prime file, tra i vari personaggi dello spettacolo (Bettarini, Paola Perego e le De Blank), spiccano l’ex generale della GdF Roberto Speciale, Ombretta Colli e l’avvocato Taormina.
I politici del centro-sinistra sono ovviamente i più bersagliati, anche se le battute sono superficiali e si limitano (oltre ai sempreverdi luoghi comuni) a prendere per i fondelli il modo di fare, la pronuncia e l’aspetto fisico.
Censura politica? ma dove. Le battute sono talmente soft e banali che l’utilizzo del cervello, per il telespettatore, è del tutto facoltativo. Basta una caccolina di buon senso per capire che un programma che vuol far ridere e NON fa ridere (anzi, qualcuno ride. quelli del pubblico in studio. risate a dir poco forzate) è un prodotto scadente, e va cancellato.
(Capisci che un programma non ti fa ridere quando riesci a tenere un uovo crudo intero in bocca senza romperlo)(ammesso che tu abbia voglia di guardare la tv con un uovo crudo in bocca)
Battuta: Prodi in un anno ha messo in mutande 50 milioni di italiani. risate, 90 secondi di applausi
Battuta: roma è nata da un rom. (rom = romolo abbreviato). applausi. standing ovation. la De Blank non smette di ridere.
Battuta: Sarko-sì, Sarko-no. risate. euforia. la gente cade a terra in crisi respiratoria.
Segue una rivisitazione di Giulietta e Romeo in chiave Giulietta = puttana ucraina e Romeo = un rom (la fantasia si spreca). applausi, applausi, standing ovation, applausi.
Per non essere ripetitivo non parlerò di quanto è zoccola Aida Yespica, detta anche ”ogni momento è buono per scoparsi la telecamera”, vorrei solo sottolineare il fatto che, in 2 ore di trasmissione, non ho visto uno (e dico uno) stacchetto in cui lei facesse quello che solitamente le ballerine fanno: ballare. È uno spettacolo di teatro, c’è un corpo di ballo, ma la ballerina principale non sa muoversi. Tuttavia conosce 79 mosse per ondeggiare il sedere e 127 per roteare le tette. Anche qui, non voglio ripetermi sulla questione dei richiami sessuali in tv. Però anche io, che in famiglia sono noto per le mie frequenti pratiche di autoerotismo (mia nonna mi chiama affettuosamente “seghino”), trovo esagerato, alle 21, mostrare un perizoma microscopico e capezzoli coperti da un velo trasparente in mondovisione. Insomma un bambino potrebbe traumatizzarsi. O ancora peggio, potrebbe diventare un fedele telespettatore del bagaglino.
nota: su youtube non ho trovato neanche uno spezzone del programma (chissà perché), a parte questo filmato. Sono allibito. C’è gente al mondo che si eccita guardando il ginocchio di Paola Perego. Non solo. Si eccita, lo registra, lo scarica sul pc e lo mette su youtube. Questa è una delle tante conseguenze di una generazione cresciuta con canale 5.
Mia cugina ha una frangia che le copre 4/5 della faccia, dunque mi sono wiki-aggiornato riguardo questa sottospecie di sottocultura, nonchè fenomeno sociale di interesse globale.
In poche parole gli “Emo” sono ragazzi introversi che si interrogano sul senso della vita, originali nei modi di fare anche se perennemente tristi. Si vestono più che altro con abiti scuri e hanno i capelli alla cazzo.
Scusatemi, ma questa è la descrizione dettagliata di Gigi Marzullo, e io non potrò mai prendere sul serio una moda che si fonda sul concetto “fatti una domanda e datti una risposta”.
Dico solo che le pubblicità stanno diventando troppo esplicite. Sesso sesso sesso. Il messaggio è sempre quello, l’amo invisibile al quale abbocchiamo, volenti o nolenti, tutti noi italiani.
Vedo tette ovunque, dalla pubblicità dei pannolini a quella degli apparecchi acustici, dalla cura per le emorroidi ai più blasonati profumi (DENIM, per un uomo che non deve chiedere mai. Il resto).
Non che la cosa mi dispiaccia eh, solo vien da pensare con quale sfacciataggine gli ideatori carpiscano la nostra attenzione punzecchiando le più intime pulsioni dell’essere umano. (non l’avete capita? Il resto. nel senso che ha appena pagato una donna)(o un uomo, qui non si fanno discriminazione di alcun tipo).
Da tempo il gorgonzola si propone come portavoce delle pubblicità allusive a sfondo sessuale. Sì. Il gorgonzola. Alchè uno spettatore medio, mentre lecca la televisione davanti al decolté della Ridolfi (nella foto), tra una tetta e l’altra viene colpito da un fulmine di lucidità e si chiede: ma che cazzo c’entra il formaggio con la fica? Dov’è il nesso? (a meno che non si voglia intendere “formaggio” quella secrezione vaginale giallastra e pruriginosa)(me la potevo risparmiare).
Dicevo, dov’è il nesso? Non c’è. E qui saltano tutte le logiche del buon senso linguistico, qui si vuole entrare in un campo delicato, un mondo che noi ancora non conosciamo così bene, un mondo potenzialmente dilagante nel panorama del marketing dei beni di consumo, quello delle allusioni. Hai mai provato con le pere? Mi chiede la Ridolfi (strizzando l’occhiolino).
No, non ho mai provato con le pere, rispondo io, e in questo momento ho un’inspiegabile voglia di far decollare il mio aereo Alitalia (occhiolino) e strofinarlo con il panno Swiffer (occhiolino) versando tanta maionese Kraft nei tuoi Meloni della Val di Non (doppio occhiolino).
Ma quando saltano anche le logiche dell’allusione, quando si arriva all’esplicito per antonomasia (qui il video) -prendo il gorgonzola.
-Ottima scelta, bella topolona
Allora mi dovete spiegare con quale meccanismo d’ora in poi verranno prodotte le pubblicità. Se esisterà ancora il senso compiuto. E dovete anche spiegarmi, se passa il concetto “prendi il gorgonzola = bella topolona”, perché non dovremmo abituarci a una categoria di pubblicità che richiamano a forza i temi sessuali, anche se con il sesso non hanno niente a che fare Cereali Kellogs, una dieta equilibrata e soffocotti ogni mattina.
oppure -Caro, mi passi l’insalata?
-Si.
-E adesso montami da dietro
oppure Nuova Citroen Picasso. Tette
È uno spot che richiama la nostra attenzione in modo vile e presuntuoso. E qui entra in campo l’intelligenza umana, che dovrebbe ignorare la forma di un messaggio e passare direttamente a quello che c’è dietro. Con me, per esempio, queste pubblicità pseudo-erotiche non funzionano. non mi farò mai influenzare da un paio di tette. E ora scusatemi, vado a immergermi in una vasca piena di gorgonzola.
(comunicazione tecnica: chi mi ha linkato – Dio lo benedica – è pregato di aggiornare il link. grazie)
Che la televisione, in termini educativi, stia prendendo il posto del genitore, è un dato di fatto.
Che i videogiochi, i cartoni animati, i programmi spazzatura, abbiano un’influenza a dir poco eccessiva nei giovani e nei bambini, è anche questo un dato di fatto.
Ma che io debba accontentarmi di crescere un figlio in un mondo pieno di Costantini, Paris Hilton e cazzoni con il mitragliatore affetti da invidia del pene, questo non lo accetto (non che io abbia intenzione di mettere al mondo un bambino, non credo di farcela, data la mia tendenza a gettare giù dalla finestra oggetti indesiderati – inoltre, con tutti i tegolini che ho mangiato, credo ormai di esser diventato sterile).Quando ero piccolo io, il videogioco di moda era Pacman (*1). E in televisione davano i Power Rangers (*2) e Holly e Benji (*3).
A poco meno di 20anni di distanza, osservando quella poltiglia di celebrolesi che è la mia generazione, vedo emergere il loro amore per la musica elettronica e le pastiglie bianche (*1). I vestiti (e travestiti) sono appariscenti, differenti nei dettagli, ma sotto sotto uguali nella sostanza (*2) e il calcio è di gran lunga la priorità assoluta (*3)(un sondaggio mai effettuato ha dimostrato che i giovani consultano il televideo solo dalla pagina 200 alla pagina 210)
E visto che, essenzialmente, al giorno d’oggi i bambini in tv guardano Pokemon e Winx, Amici di Maria e il detective Conan, e nelle pause giocano ai videogames più violenti della storia, lascio a voi immaginare lo scenario futuro.
per ora, cavalchiamo l’indifferenza generale su notizie come questa Picchia a morte la sorellina di 7 anni Stava imitando Mortal Kombat
in attesa di un futuro migliore. E con futuro migliore intendo adolescenti che almeno si prendano la briga di mettere il cadavere in un sacco impermeabile e buttarlo nel fiume, pulendo accuratamente le tracce di sangue lasciate sul parquet.
Il mio telecomando aveva ritrovato ragion d’esistere solo nelle ultime settimane, più precisamente sabato, in seconda serata, su la7. Stasera purtroppo non potrò godermi la puntata di Decameron, la direzione ha deciso di cancellare il programma, così sarò costretto a uscire coi miei amici, o, ancora peggio, con la mia ragazza.
tutto per colpa di questa frase
Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti. va giá meglio no?
una battuta del tutto innocua, se ci pensate. anche perchè Luttazzi ha detto “Io ho un mio sistema, penso a…” non ha detto “i fatti sono questi…“.
Occhei, mi rendo conto, il contraddittorio è sempre preferito alla libertà di pensiero; forse, se avesse detto che pensa anche a Rutelli dentro un frullatore, Floris che gli fa una sega, la Palombelli che si masturba con un guanto da forno e la Binetti che si infila il cilicio nel culo, non l’avrebbero cacciato. W l’Italia.
Nella foto: Ferrara si copre con un fazzoletto per non far uscire tutta la merda che ha in bocca
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